domenica 2 marzo 2008

Al di là di ogni logica


Laddove la paura non conosce limiti, la razionalità viene duramente compromessa, la sabbia che si lascia sotto le scarpe ha il colore del sangue e il buio di una stanza diviene rifugio ma mai certezza assoluta di salvezza. Dove il confine che separa l’onestà dalla corruzione si fa impercettibile e gli occhi di un uomo guardano attraverso la sola follia. Là, dove la vita cammina sull’orlo di un precipizio. E la morte è un treno da aspettare. Il silenzio si fa urlo sordo di angosce e gli spari squarciano l’aria come fari nel buio. Soltanto laggiù, in quel campo minato di terrore, non c’è spazio per chi si arrende al destino. Non è posto per vecchi.
La vita è aggrappata a quel vortice di inspiegabile natura. Come una moneta che gira su se stessa alla ricerca di un equilibrio che non troverà mai perché anche lei, come noi tutti, si arrenderà ad una forza più grande. Che si chiami gravità, sorte o pazzia, è pur sempre più forte e grande della nostra volontà. Dunque a che serve vivere? La partenza e il traguardo li conosciamo, ciò che ci rimane oscuro è il percorso impiegato per arrivarvi. Se non siamo capaci di scegliere, di essere burattinai del nostro destino, qualcuno ci sbarrerà la strada. Troppo tardi per tornare indietro, impossibilitati a proseguire. Non ci rimarrà che fermarci ed aspettare.
Immenso, splendido, dirompente. “Non è un paese per vecchi” è un coinvolgimento metafisico paragonabile a poche altre visioni. Ci si sente spalmati su quella poltrona in attesa di una fine che non sembra arrivare mai, ma con la netta sensazione di un imminente evento tragico. Si è consapevoli della drammaticità dei fatti, eppure non si leva mai lo sguardo. Neppure quando, morte e violenza, sono così concreti da sentirne l’odore. Ma non è fittizia brutalità, di quella “splatter” alla quale è facile sottrarsi. E’ molto di più. Il sangue non scorre per impressionare. Il sangue macchia la pelle, i vestiti, un cellophane adagiato sopra il letto di un Motel, riempie una vasca da bagno, schizza sui vetri di un automobilista estraneo perché DEVE esserci.
E poi quel silenzio. Irreale. Accompagnato da quello (tangibile) in sala. Non è insolito, di fatto, trovarsi a richiamare aria, dopo qualche secondo di apnea.
Assenza di rumori che spesso sono compagni di un buio voluto per forza. Non si distinguono i contorni, si fatica a cogliere i movimenti, si ha l’illusione di poter osservare senza essere visti. Binomio che accelera il battito cardiaco, rallenta il respiro, irrigidisce i muscoli.
Sono due le fattezze che caratterizzano questa pellicola. Due, come le facce di una moneta. Quella di Anton Chigurh (straordinario, splendido, perfetto Javier Bardem): occhi vitrei e sguardo glaciale. Nel suo silenzio immorale, riflesso di una coscienza senza pietà. Si muove con estrema accuratezza (e lentezza), apparentemente privo di emozioni, trasmette universalmente una personalità disturbata.
Dall’altra quella di Llewelyn Moss (Josh Brolin): un uomo abituato a vivere nella completa probità che si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con una disumana crudeltà . Piegato da una violenza inaudita, cercherà di sfuggire ad una fatalità senza scrupoli di sorta, solo attraverso le proprie gambe e la sua forza inesperta. Un uomo coraggioso ed ingenuo, coinvolto in un gioco di cui non conosce le regole né la pericolosità effettiva.
Chi invece ne è al corrente, ha il volto scarno di Bell (Tommy Lee Jones), lo sceriffo della contea. Esperienza e vita vissuta, sono lì, impressi in quei solchi di memoria che noi chiamiamo rughe. Se ne stanno lì, a rivivere quel tempo che è scivolato via senza poterlo fermare, lasciando nient’altro che ricordi. Tanti ricordi, ma mai sufficienti a fare di lui un uomo pronto a tutto. A differenza del tempo che passa, non è permesso cedere il passo dinanzi alla prevaricazione.
Il bene e il male. Il chiaro e lo scuro. La verità e la menzogna. La ragione e la follia.
Come finirà questa battaglia dai contorni distorti?
Cosa si è vinto?
Tutto. Come tutto si può perdere, in un attimo.
Non è importante partecipare in questa vita, ma sopravvivere.

Trama
Llewelyn Moss (Josh Brolin), durante una battuta di caccia, incorre in uno scenario apocalittico: camioncini (carichi di droga) circondati da cadaveri di cane e uomini. A fianco di uno di questi, una valigetta. Al suo interno due milioni di dollari, apparentemente senza più un ricevente. Uomo onesto e di poche pretese, decide di impossessarsene per dare una svolta alla sua vita e a quella della moglie Carla (Kelly McDonald). Scelta compiuta con noncuranza ed ingenuità, ma che porterà ad una serie concatenata di eventi tragici e senza fine. Alla base di questi, un uomo (Anton Chigurh - Javier Bardem) sanguinario e spietato, disposto ad uccidere senza pietà pur di riavere quei soldi. Al limite della follia.

Citazioni
- Llewelyn Moss (Josh Brolin) “Se non torno, dì a mia madre che le voglio bene” – Carla (Kelly McDonald) “Tua madre è morta” – “Allora glielo dirò io”
- Anton Chigurh (Javier Bardem) “Non la mettere in tasca, si potrebbe mischiare con monete qualunque e di fatto, lo è”
- “Certe cose succedono, non si possono far tornare indietro”
- Loretta Bell (Tess Harper) “Sta attento” - Bell (Tommy Lee Jones) “Sto attento” – “Non farti male” – “Non mi farò male” – “Non fare del male a nessuno” – “Se me lo chiedi tu”
- Vicesceriffo Wendell (Garret Dillahunt) “E’ un bel casino” – Sceriffo Bell “Non lo so, ma come casino mi basta e avanza”
- “Quanto è pericoloso quell’uomo?” - Carson Wells (Woody Harrelson) “Rispetto a cosa? Alla peste bubbonica?”
- Llewelyn Moss “Come lo descriverebbe?” - Carson Wells “Direi che gli manca… il senso dell’umorismo”
- Anton Chigurh (Javier Bardem) “Se le regole ti hanno portato fino a qui, a cosa sono servite?” – Carson Wells “Sei pazzo?” – “Pazzo per la natura di questo discorso? – “Parlo della tua natura”
- Anton Chigurh "Qual è la scommessa più grossa che hai perso a testa o croce?" - "Bè devo sapere cosa posso vincere" - "Tutto. Scegli"
- Anton Chigurh “Non sto dicendo che dovrai salvarti… perché non succederà”
- “Soldi e droga, sempre loro… va al di là di ogni immaginazione”
- “Questo paese è duro per la gente. Non puoi fermare quello che sta arrivando. Non dipende tutto da te”
- Carla “Non hai motivo di farmi del male” - Anton Chigurh “No, ma ho dato la mia parola” – “Non sei obbligato a farlo” – “Dicono tutti la stessa cosa” – “Cosa?” – “Che non sono obbligato a farlo”

Carta d'identità
Titolo originale: No country for old men
Titolo italiano: Non é un paese per vecchi
Data di uscita (in Italia): Cannes 2007 - 22 Febbraio 2008 (cinema)
Genere: Avventura, Thriller
Durata: 122'
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Cast: Javier Bardem, Josh Blaylock, Rodger Boyce, Josh Brolin, Garret Dillahunt, Beth Grant, Woody Harrelson, Tommy Lee Jones, Josh Meyer, Kelly Macdonald, Barry Corbin
Da vedere: perchè assolutamente straordinario. Toglie il fiato. Dirompente.

6 commenti:

Ed Kemper ha detto...

Descrizione ed analisi impeccabili. Mi sono definitivamente convinto, devo vederlo.
Un saluto,
Ed

Mario Scafidi ha detto...

l'ennesima vittima del fascino di questa pellicola splendida ed emozionante. non è, a parer mio (come recita la promozione del film) la miglior pellicola dell'anno. ma certamente un film destinato a lasciare il segno.

thelastdream ha detto...

ero curioso di sapere cosa ne pensavi di questo film, io ho letto di tutto che ha una morale, 4oscar, vedendolo sono rimasto un po deluso devo dire, film particolare se vogliamo anche bello, particolari al microscopio le ferite il sangue, quei silenzi rotti da improvisi colpi di scena, ma non mi ha convinto come un'evento dell'anno, non ha storia, forse hai ragione tu va visto per: "non è importante partecipare in questa vita, ma sopravvivere".
ciao.....

Chiara ha detto...

- Ed: naturalmente sono curiosissima di sapere un tuo giudizio. Prego di farmi pervenire una qualunque opinione!
- Mario: non potendomi esprimere sulla "miglior pellicola dell'anno" (manco di visioni importanti) non la riterrò la migliore in assoluto, ma certamente la più bello ;)
- Mario: sei sempre così profondo... ad ogni modo, a mio modesto parere, questo film sorprende. A me ha trasmesso tantissimo, avevo bisogno di sussultare un po' sulla poltrona. Di adrenalina, ne scorre a fiumi.

Roberto ha detto...

Non è un paese per vecchi

Il killer Anton Chigurh,
cinico, feroce assassino, affida all'imponderabile dilemmaticità del lancio di una moneta la sorte delle sue vittime.
Testa le ammazza, croce le risparmia. O viceversa.
Potrebbe ucciderle ma non lo fa.
Vuole che sia il caso a decidere per lui.
O il fato, il destino.
Come se la decisione se ucciderle o risparmiarle fosse per lui del tutto indifferente.
Come se il confine che separa la morte dalla vita fosse così labile (e così gratuito, così fortuito ...), da poter essere affidato all'arbitrio della sorte ed al capriccio del lancio di una moneta.

Ma non tutte le monete sono uguali.

Alcune portano incisi nel metallo i segni della Storia.
Della loro, e della nostra.
La moneta che Anton Chigurh usa per decidere se uccidere o no l'anziano gestore di un pompa di benzina persa nel vuoto del deserto e
texano è, ad esempio, una moneta a suo modo rivelatrice.
E' stata coniata nel 1958, lo fa notare lo stesso Chigurh alla sua potenziale vittima, ed ha viaggiato per ventidue anni prima di arrivare lì, pronta al lancio fatale e letale.

Ventidue anni Chiara.

Il che significa che è il 1980 l'anno in cui si svolge l'azione.

1980: l'anno dell'elezione di Reagan alla Presidenza degli Stati Uniti.

L'anno che - ci dice quella moneta - porta a fatale compimento un viaggio iniziato ventidue anni prima.

NON E' UN PAESE PER VECCHI misura la distanza fra due Americhe:

Quella del sogno kennedyano, dei viaggi nello spazio, da quella cinica e spietata del neodarwinismo o anche dell'edonismo reaganinao, dell'homo homini lupus.

Un regalo per Pasqua solo per te.

Non è scritto neanche nel mio blog.

Anche questo è condivisione e contaminazione, ricordarsi di chi fosse anche solo per un attimo (e l'intera vita è un attimo) ha condiviso con noi una prospettiva.

Ti voglio bene.

Rob.

Chiara ha detto...

Mi hai fatto venire i brividi.
Ogni parola, ogni minima sillaba invade l'anima. Oh, Rob, sai bene cosa penso di te ma lo rinnovo ogni giorno.
Sei una persona davvero speciale. Seppur non ci siamo mai incontrati, mi sembra di conoscerti da sempre. Ti prego, non smettere di trasmettermi questi regali.
Splendido.

Ti abbraccerei, ora.
Cullami con le tue parole, sempre.

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