domenica 14 settembre 2008

Dalle parole alle immagini


Ci sono trasposizioni e trasposizioni. Lessi "Un giorno perfetto" tre anni fa, non conoscevo Melania Mazzucco ma spesso entro in libreria e mi lascio trasportare dalla copertina o dalle prime righe della trama: non amo informarmi nello specifico di ciò che andrò a leggere (o vedere), non ha senso dare un nome ad un'emozione che si deve ancora vivere.
Dopo quel libro, ne ho letti altri e altri ancora hanno riempito gli scaffali della mia stanza, eppure la linea della storia, la modalità con cui è scritta e le sensazioni che mi hanno toccata sono ancora impresse nella mia memoria. Come a dire che, nonostante il percorso fatto, quel "paesaggio" resta fermo nel cassetto dei ricordi.
Quando ho capito che, l'ultimo lavoro di Ferzan Özpetek, era tratto da quel romanzo ne ero curiosa e spaventata allo stesso modo. E' complicato concretizzare un capolavoro di parole, in immagini altrettanto meritevoli. Aggiungerei, scelta azzardata e per questo encomiabile.
Ho affrontato la visione con un entusiasmo controllato, continuando mio malgrado ad accostare il componimento narrativo a quello cinematografico. Posto il fatto che se non avessi letto il libro, avrei probabilmente criticato la pellicola in maniera differente, questo film mi ha attraversato l'anima.
Sebbene mi sentissi preparata ad affrontare l'impatto doloroso che ne consegue dal tragico epilogo, la commozione mi ha trafitto nell'intimo più profondo, rendedomi molto vulnerabile e scostante. Per questo motivo, ho atteso qualche giorno prima di fermare il vortice di emotività. A mio avviso, il regista ha incentrato gran parte della vicenda sull'atto conclusivo che è poi è il "chiudersi del cerchio" che andava delineandosi durante il film. Cerchio che ha preso vita dalle fragilità di ciascun personaggio: dapprima semplicemente tracciate e poi rifinite con gesti palesi. Al centro di tutto, la sofferenza di Antonio (Valerio Mastandrea), sento ancora l'eco del suo tormento, prima un grido muto e poi un urlo disperato.
Özpetek fa perno sulla consapevolezza degli interpreti: Isabella Ferrari si è trovata spesso ad impersonare ruoli drammatici e l'esperienza si denota. Lo stesso Mastandrea ha le sembianze di un cane innocuo, che improvvisamente viene attraversato da un lampo di follia. Occhi feriti, sguardo vuoto, perennemente incerto sulle responsabilità. Il ruolo di Angela Finocchiaro (non la ricordo assolutamente nel romanzo) dona alla pellicola uno sguardo di speranza, in quella fatidica casualità c'è l'illusione di poter guardare avanti. Le altre vicende, sono piccole realtà intorno ad una grande sofferenza generale.
E infine la morte, emblema della fine di un insopportabile tormento, che però implica creature innocenti: da sottolineare la raffinatezza con cui Özpetek affronta questo istante delicato, l'occhio della telecamera mostra immagini velate da un divano, dalla tv accesa, da una porta socchiusa, oggetti di vita quotidiana contaminati dalla follia. Gli spari, le urla di chi ingenuamente ci aveva creduto e quei corpi esanimi che fai fatica ad accettare.
Dalle retrovie c'era un gruppo di ragazzini che, con tutta probabilità, non aveva idea di quale film si trattasse, più desiderosi dell'intimità che si viene a creare in sala a luci spente. Durante la visione, non hanno fatto altro che rumoreggiare irrequieti, a quindici minuti dal termine del film quello schiamazzo è divenuto un timido mormorio sino a che, al momento più concitato, uno di loro ha urlato "Non farlo". Come se, le loro emozioni, potessero cambiare l'ordine inarrestabile della tragedia che si stava consumando.
Voglio pensare che il cinema sia anche questo. Un incontrollabile impeto di vita vera.

Trama
Antonio, (Valerio Mastandrea) dopo un anno di silenziose sofferenze, decide di riconquistare la fiducia della ex moglie e l'affetto dei due figli. L'Onorevole Elio Fioravanti, si preoccupa dell'incombente comizio elettorale, trascurando la sua giovane moglie Maja (Nicole Grimaudo). Aris (Federico Costantini) si ribella al suo destino di avvocato. La Professoressa Mara (Monica Guerritore) attende con fiducia l'appuntamento con l'amante. Ognuno attore della propria vita, ognuno responsabile delle proprie paure, arrendevole di fronte alle proprie fragilità. Improvvisamente uniti dall'inevitabile destino e spettatori di un imminente e preannunciata tragedia.
Citazioni
- Emma (Isabella Ferrari) "Sai cosa hai fatto? Mi hai fatto venire voglia di vivere... Io vivo, senza di te"
- Antonio (Valerio Mastandrea) "...perchè io non voglio dimenticare, non la voglio una vita nuova, l'unica cosa che voglio io... è tornare con te"
Carta d'identità
Titolo originale: Un giorno perfetto
Data di uscita (in Italia): Venezia 2008- 05 Settembre 2008
Genere: Drammatico
Durata: 105'
Regia: Ferzan Özpetek
Cast: Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo, Federico Costantini, Monica Guerritore, Angela Finocchiaro, Stefania Sandrelli, Christian Serritiello, Fausto Maria Sciarappa
Da vedere: l'evolversi della vicenda sfocia in una catena crescente di emozioni, tutte da vivere e soffrire. Volutamente alleggerito rispetto al romanzo da cui è tratto, è comunque devastante.

7 commenti:

Alberto Di Felice ha detto...

Per prima cosa, mi piace questo approccio al film. Secondo, purtroppo, non l'ho visto -- e in molti (molti tanti) ne parlan male. Aspetterò il dvd, e tornerò semmai a dirti allora.

Mario Scafidi ha detto...

sto leggendo in questi giorni il romanzo. la tua è la prima recensione positiva che leggo, ma a dire il vero da Ozpetek non mi aspetto un granchè di buono...

honeyboy ha detto...

purtroppo io e il ferzan non andiamo per nulla d'accordo ^^

Ale55andra ha detto...

Questo film mi ha irritata profondamente, ma proprio profondamente...

Chiara ha detto...

ALBERTO il mio punto di vista è quello dell'amante accanita del romanzo. Forse (anzi sicuramente) questo ha influito molto sul mio giudizio ma MARIO, HONE, ALE... forse siete un tantino precipitosi! Mi sento Chiara Bastian Contraria... me controcorrente! ;)

Anonimo ha detto...

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