
Ogni film assomiglia a sé stesso. Ma una stessa pellicola, può regalare emozioni diverse, se visto in tempi differenti. "Prime" mi ha dato questo.
Visto per la prima volta ai tempi (non sospetti) dell’uscita (Febbraio 2006), ho avuto occasione di riviverlo qualche giorno fa in dvd. E non è stata la stessa sensazione. Ma tutto nasce dal fatto che, dentro di me ed intorno, qualcosa non è più lo stesso (fortunatamente).
Il film racconta dell’amore tra Uma Thurman (donna di una femminilità radiosa, capace di sferrare calci e pugni per Tarantino ("Kill Bill") e di amare con una semplicità invidiabile, per Ben Younger) e Bryan Greenberg (un attore semi sconosciuto, con un solo film alle spalle, ma il cui ruolo- a mio avviso- gli si cuce addosso perfettamente: ragazzo umile, inesperto e un po’imbranato- come richiede il copione), un sentimento che nasce per caso, nel buio di una sala cinematografica, e che cresce con il trascorrere del tempo, diventando qualcosa di più grande di quanto in realtà doveva essere. Sino a qui, nulla di diverso dalle mille storie d’amore che il grande schermo ci ricorda, se non fosse che l’età dei due è un "salto" generazionale: 37 anni per lei (proprio come nella realtà) e 23 per lui (ringiovanito di qualche anno- sarà per quella faccia un po’ buffa da eterno "bambino" dalle orecchie a sventola). Ma le difficoltà non si limitano, certo, nei numeri di una data di nascita: il consenso delle rispettive famiglie, è di fondamentale importanza, in ogni storia d’amore che si rispetti: soprattutto quando quella di lui, è ligia alle regole che impone la religione ebrea. Presentare la propria ragazza, atea e di 14 anni più "adulta", potrebbe risultare un faccenda piuttosto complicata. Ma i colpi di scena non finiscono qui: è ancora più sorprendente quando lo spettatore si trova davanti la madre di David (Ben Younger), la scatenatissima Meryl Streep (e sempre più brava), che è anche psicoanalista di Rafi (Uma Thurman) ed allora, per una buona parte della storia, siamo gli unici a sapere questa "scomoda" verità, assistendo a scene esilaranti (i cotton fioc, fanno davvero male alle orecchie? Chi di voi non ama la nonnina che si picchia la padella sulla testa poiché disperata?) proprio perché noi soli conosciamo il segreto.
E ad un certo punto ci troviamo a "tifare" per l’uno o per l’altro, finale della storia, tenendo conto di ciò che crediamo sia giusto o sbagliato e di conseguenza sentirsi, o meno, delusi da quello che ci racconta il film.
Ma quello che mi sono chiesta è se davvero, in un sentimento così profondo come l’amore, esistano limiti, razionalità e ragioni, concludendo che io, quell’ultima scena, l’avrei girata in modo completamente diverso. E mi piace pensare che sia andata davvero così.
Film davvero molto carino, con una bellissima (per me) Uma Thurman e con la conferma che Meryl Streep é in grado di trasformare in oro qualsiasi interpretazione.
E mi ha anche portato a pensare che, se si crede fortemente in ciò che si fa, non esistono ostacoli. E che questo dovrebbe valere per ogni passione, anche quella sentimentale. [P.S.: anche questa frase è di mio pugno, divento sempre più saggia (!)].
A presto, in sala mi aspetta un Nicolas Cage di… fuoco!
Titolo originale: Prime
Titolo italiano: Prime
Data di uscita (in Italia): 10 Febbraio 2005
Genere: Commedia
Durata: 105'
Regia: Ben Younger
Da vedere: per chi non smette di amare, nonostante tutto. Tenace.
1 commenti:
La prima parte è ottima e lasciava ben sperare.
I duetti tra Meryl Streep e Uma Thurman sono quanto di meglio il grande schermo ci abbia offerto negli ultimi tempi ma il piacevolissimo gioco a metà film scompare e l’attenzione è rivolta esclusivamente alla “love story”, il cui svolgimento appare poco originale e non particolarmente brillante.
La grande Meryl diventa ora una figura di secondo piano e tutto il lavoro perde di mordente e originalità...
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