venerdì 4 maggio 2007

Vi porto un messaggio dall'America

Sono (sarò… o almeno vorrei diventarlo) una biologa, mi occupo del ramo della “Biologia ed Ecologia animale e vegetale”, interessandomi soprattutto di quello ecologico. Scontato, per me, vedere e CREDERE a questo film.
E nonostante fossi preparata, nonostante capissi che ciò che Al Gore spiegava fosse solo la parte centrale di una situazione gravissima, è stato per me ugualmente inevitabile stupirmi. Perché sino a che, un bravissimo Professore dell’Università Statale di Milano, ti racconta di cosa accade quotidianamente sopra (sotto e ai lati) le nostre teste e ti fissa una data nel quale tu dovrai esporre quel che hai compreso di quanto detto, è un conto; vi assicuro che è completamente diverso afferrarlo da un uomo borghese, che ha tentato di spodestare il Signor Georgie “Dabliu Bush” (senza, purtroppo, il successo che meritava), che ha sorvolato per mesi e mesi il Polo Nord, Sud, le foreste e le Americhe, che ha studiato grafici, statistiche, scuole di pensiero e che ha dedicato ore ed ore alla realizzazione di quello che, in cento minuti, desidera che ascoltiate. (non ha cavalcato nel “giardino” di casa, o fatto jogging sulla riva di una spiaggia, o giocato a golf o letto il giornale che la segretaria porta ogni mattina)
Nel secondo caso percepisci che c’è qualcosa di più del dovere che traspare tra le righe scolastiche… c’è PAURA. Quella che spinge ad andare a cercare una GRANDE VERITà.
Il film non è altro che un’illustrazione di quanto la mano dell’uomo è responsabile di tanta distruzione, con un occhio di riguardo al riscaldamento globale e alle sue conseguenze. Mi piacerebbe raccontarvene qualcuna, ma confido nella vostra visione al film. Lui è più bravo di me a creare una sorta di allarmismo (anche perché la sua voce è più potente della mia!). E ce n’è bisogno. Chiunque deve provare terrore a guardare quei valori di temperatura in crescita, il ritiro dei ghiacciai (spaventoso!) o le sofferenze degli animali. Sgomento e rabbia, anche, perché non si sta facendo nulla per rimediare ai nostri sbagli. Perché ci permettiamo di credere che, siccome gli esiti li avremo a lungo termine, non è una situazione che ci riguarda. Senza pensare che toccherà alle nostre generazioni future contare quanto mancherà alla fine.
Tra un chiarimento e l’altro, Al Gore ci racconta la sua vita, iniziando dal motivo che l’ha spinto a girare il mondo con un “bagaglio” pieno zeppo di angoscia ed inquietudine. Ve la riporto perché è un pensiero bellissimo:
affronta il discorso raccontando della tragedia sfiorata per il suo piccolo di sei anni, del quale si sente tutt’oggi il maggior responsabile. Dopodiché, Al Gore, ci insegna questo (aprite il cuore):
“Il rischio di perdere mio figlio mi ha dato una forza che non avevo prima. Mi ha dato la forza di credere di poter perdere tutto”.
Dobbiamo aspettare anche noi qualcosa di orribile prima di decidere di agire?
Le differenze tra un documentario ed un film qualunque, sono innumerevoli. Potremmo sintetizzarle affermando che il primo ha lo scopo di informare lo spettatore, toccando qualsiasi argomento di carattere politico, culturale, scientifico,… dunque ha il dovere di “dire” la verità. Il secondo, non necessariamente, deve essere “vero”.
Vi prego, dunque, di credere in tutto quello che sentirete, senza esclusioni… e fate ciò che consiglia Al Gore all’inizio: davanti ad un verde prato, ad una collina in fiore o ad un ruscello, chiudete gli occhi… ma apriteli solo dopo un lungo respiro profondo… e ditevi “Tutto questo sparirà”.

“Le vittorie non sono vere vittorie. E le sconfitte non sono vere sconfitte ma possono servire a enfatizzare il significato di qualche piccolo passo avanti o a ingigantire quelle che appaiono già delle grandi sconfitte”.

“Non possiamo permetterci il lusso di aspettare e sbagliare di nuovo”

“Le tecnologie sono spesso più grandi degli essere umani”

“Ci serve una scossa improvvisa per avvertirci del pericolo”.

“Quelle spiegazioni, nel giorno del Giudizio, rimpiangeremo di non averle trovate più in fretta”

“Abbiamo tutto ciò che ci serve, tranne la volontà politica. Ma la volontà politica è una fonte rinnovabile”

“Siamo in grado di superare i nostri limiti ed il nostro passato?”

“Bisogna aprire una finestra nel quale si può vedere il futuro”

“E dai nostri figli ci sentiremo dire “Perché i nostri genitori non si sono svegliati prima?”. Prepariamoci a rispondere a questa domanda”.

“Non c’è nulla di speciale in quello che faccio. Ciò che è speciale è aver avuto il privilegio di conoscere queste cose quand’ero molto giovane.”.

(Una scomoda verità - 2007)



Un uomo non può perdere davanti alla verità.
Togliamoci dalla testa che un solo individuo non può cambiare il mondo. Lo poteva cambiare, eccome. Ma non gliel’hanno permesso.



Titolo originale: An inconvenient truth
Titolo italiano: Una scomoda verità
Data di uscita (in Italia): 19 Gennaio 2007
Genere: Documentario
Durata: 100'
Regia: Davis Guggenheim
Da vedere: a chi crede che Al Gore è un pazzo, documentatevi. Se nel guardare questo documentario provate paura, avete ragione. Fondamentale.

2 commenti:

filippo ha detto...

Lo visionerò prossimamente...mi aspetto qualcosa di molto forte e da quello che dici ne ho la conferma...

Ciao

Chiara ha detto...

Soprattutto, caro Filippo, non dimenticarti che tutto ciò che ascolterai é (purtroppo) VERITà.
Il messaggio che la pellicola trasmette é forte.
Secondo me, Al Gore, và premiato perché ha avuto il coraggio di dire il "vero" senza troppi fronzoli. Nonostante sia un uomo politico.
E non mi paga per dire questo ;) dunque sono molto sincera anche io.
A presto
Grazie della tua partecipazione attivissima! E'necessaria.

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