giovedì 9 ottobre 2008

E’questione di… etica


Tom "Una volta ho fatto un sogno: camminavo in un bosco non so perchè, poi si è alzato il vento e mi è volato il cappello" - Verna "Tu l'hai rincorso, è così? E a forza di correre sei riuscito a trovarlo e a riprendertelo, poi hai visto che non era un cappello, era diventata una cosa diversa, una cosa preziosa" - "No, era ancora un cappello e non gli sono corso dietro. La cosa più ridicola è un uomo che corre dietro al cappello"

Mentre scorrevano i titoli di coda, ho pensato ad un romanzo di Stephen King: anche ad uno malriuscito, che si fatica a voltare pagina. Ad uno lento ed un po’ ripetitivo. Quando (finalmente) si scorgono gli ultimi capitoli ci si affaccia su un mondo nuovo, come se dopo una prolungata sosta si riprende a correre. Si resta incollati a quelle pagine, come in apnea. Si risolleva lo sguardo quando la parola “Fine” riporta tutto a galla.
I film nati dalle menti di Joel e Ethan Coen, sono quelle ultime pagine. Ho visto “Crocevia della morte” sola nella mia stanza: col passare dei minuti, l’aria che respiravo si è fatta carica di tensione, se dapprima mi distraevo da spie luminose sul Pc, sms sul display e chissà quale altro segnale acustico, pochi istanti dopo mi sono ritrovata con la faccia incollata allo schermo della tv, con qualunque mezzo comunicativo (persino la porta) impossibilitato a relazionarmi con l’universo esterno. A dirla tutta, questa pellicola non mi ha rapita immediatamente: dialoghi e scene iniziali mi sono apparsi molto lenti e macchinosi, annebbiati da nomi e convenevoli. Ma quando la pistola spara, anche lo spettatore più distratto viene inghiottito nell’oblio.
Ed ecco che rivivo il mio “Déjà Vu”: quando, criticando un film dei fratelli Coen, eviterò di sottolineare l’abilità nella creazione dei personaggi, chiamate un’ambulanza. E’lo stile inconfondibile di chi sa stupire per davvero, senza in nessun caso cedere il passo al banale: Tom (un consigliere irlandese) interpretato da un anonimo (per quanto mi riguarda) Gabryel Byrne, ha il fascino del duro e discreto uomo di parola, gioca molto di sguardi, complici i suoi occhi azzurri e sconosciuti.
Fugace ma speciale (per chi ha poi visto “Fargo”) la presenza di Steve Buscemi (è Mink).
Colpisce (e moltissimo) il ruolo di Barnie (John Turturro): lo annoterei fra i “folli coeniani”, che tanto mi piace osservare e di cui amo stupirmi. Splendida la scena in cui quest’ultimo viene accompagnato nel bosco (emblema del “crocevia” del titolo) dove verrà giustiziato: esempio puro di recitazione perfetta. Ho ancora negli occhi l’abilità nel trasmettere tensione e suppliche con soli sguardi e gesti. Come se al patibolo, ci andasse sul serio.
Desidero conoscere a fondo questi due registi poiché hanno una forza inalienabile: quella di dar immortalità agli istanti. Nei giorni successivi alla visione, tu spettatore fatichi a cancellare alcuni fotogrammi: la scena del bosco, coperto di colori autunnali, spoglio e malinconico, teatro di un’imminente tragedia. La parossistica sparatoria in casa del boss Leo (Albert Finney), aggredito da due malintenzionati, arma in pugno, orgoglio sulle spalle e le immancabili vestaglia e pantofole (una divisa onnipresente in quasi tutte le pellicole visionate sin d’ora. Leo, apparso fino a quel momento debole dietro alle sue rughe, si scatena in una violenza inaudita: indiscutibilmente geniale.
La sorpresa da una parte e la continuità dall’altra, come se ogni lavoro mantenesse un filo conduttore invisibile capace di “adattare” lo spettatore al nuovo habitat: cito di nuovo ciabatte e vestaglia, la palpabile follia, le debolezze di ogni personaggio, un improvviso atto di violenza, la sottile ironia, la signora Coen (Frances McDormand, in una piccola parte da segretaria).
Una moneta nelle mani dei due prestigiatori: stupore o certezza? Qualunque risultato dia il suo lancio, lo spettatore perde la scommessa ma guadagna un’emozione.

I due registi sono gangster spietati: sparano una volta sola, ma senza mancare mai il bersaglio. MAI.
Trama
America, anni ’30. Un potente ebreo oramai in declino si fronteggia con un boss della mafia italo-americana in ascesa. Fra i due contendenti, veleggia un giovane consigliere irlandese in cerca di “lavoro sporco” e col vizio delle scommesse. In mezzo: una donna, una strada malavitosa e tradimenti.

Citazioni
- Johnny (Jon Polito) “Sono stato abbastanza loquace?” - Leo (Albert Finney) “Come un peto”
- Leo “Tu hai la forza che ti permetto io, quando voglio ti sgonfio”
- Leo “Chi non osa dare una mano agli amici, non sa dare un calcio ai nemici”
- “I cavalli hanno le ginocchia?”
- Johnny “Non hai capito, l’amicizia è uno stato mentale”
- Johnny “Ti piacciono i bambini Tom?” – Tom “NO”
- Johnny “Bene ragazzo, pensaci. Ma io ti do una spinta, se per caso ti gira di rifiutare l’offerta non sarai più in forma uscendo da qua” – Tom “Fisicamente dici o come stato mentale?”
- Tom “Se sapevo che volevi sciolinare i nostri sentimenti, magari a casa ripassavo qualche poema”
- Johnny “Con i “forse” non sa fa vero il falso”
- Verna (Marcia Gay Harden) “Tu fai sempre il giro più lungo per avere ciò che vuoi”
- “Dov’è Leo?” – “Se parlo è sicuro che non mi ammazzi?” – “Se ti uccido dopo che me l’hai detto e poi scopro che è falso, che gusto avrò di uccidere un morto?”
- “Chi ti ha gonfiato il labbro?” – “E’un ricordo di guerra, peggiora in mezzo agli imbecilli”
- “Zitto. Hai in bocca qualche dente di troppo, forse”
- Johnny “Fuori dai cogl… e prendi la rincorsa”

Carta d'identità
Titolo originale: Miller's Crossing
Titolo italiano: Crocevia della morte
Data di uscita (in Italia): 1989
Genere: Poliziesco
Durata: 111'
Regia: Joel e Ethan Coen
Cast: John Turturro, Albert Finney, Gabriel Byrne, Marcia Gay Harden, Frances McDormand
Da vedere: per aver conferma di quanto i fratelli Coen appartengano ad un altro pianeta. Geniale come sempre.

5 commenti:

Alessandra ha detto...

Ora che ricordo, anche io provai la stessa sensazione quando vidi questo splendido film. Faticai all'inizio a farmi coinvolgere, poi però magicamente sono proprio entrata a viva forza in quel mondo magico che solo i Coen sanno costruire e nel quale riescono a farti entrare ogni volta.

honeyboy ha detto...

favoloso questo film dei coen
uno dei miei prefereti dei loro
(il mio preferito resta l'uomo che non c'era, seguito da fargo e blood simple ^^)

Alessandra ha detto...

I miei preferiti ora come ora sono L'uomo che non c'era e Non è un paese per vecchi seguiti da Fargo, Il grande Lebowski, Blood simple e questo Crocevia della morte.

Chiara ha detto...

Bella bella questa discussione! Io in ordine di preferenza, cito: NON è UN PAESE PER VECCHI (ma va?!?!?! Non si era capito), FARGO e CROCEVIA DELLA MORTE. Ma ammetto che devo ancora visionarne molti. Voglio conoscerli a 360 gradi questi geni dei fratelli Coen.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Il loro film migliore insieme a Barton Fink. Sono sempre indeciso su quale prefersico tra i due. Pari merito e non se ne parli più.

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