venerdì 15 febbraio 2008

Hostess Required (!)


Analizzando la mia (breve, naturalmente) carriera di “critica”, credo di non essermi mai sentita così a disagio davanti ad un nuovo lavoro. Ovvio, rappresentare emozioni è sempre difficile ma in questa circostanza, vi assicuro, le fantomatiche sette camicie non sono sufficienti.
“Irina Palm” è un circondario di sfumature e davanti a queste, non so quali raccontarvi. I confini sono così sottili che non sono capace di distinguere né i colori, ne le gradazioni. Sarebbe molto più semplice (se fosse possibile) raccogliere ciascuna delle sensazioni provate ieri (le ho lasciate tutte in quella sala) e spiaccicarvele su questo display come fossero postic.
Non le capireste nemmeno in quest’ultimo caso. E’ solo che Irina, stordisce. Rende dolce l’amaro, e viceversa. Si parla di grigio, ma senza mai mostrarlo per davvero. Piuttosto è un’alternarsi di bianco e di nero. Di fatto, Maggie è una nonna dolce e premurosa in cerca del denaro necessario per pagare le cure al nipote in fin di vita. A seguito di vani tentativi, trova un cartello (“Cercasi Hostess”) davanti ad un locale (un sex club). Qui, entrano in gioco “le morbide mani” di Irina Palm (non più Maggie). Mani che possono arrivare a valere anche 800 sterline a settimana. Mani capaci di far felice una moltitudine di uomini… in cerca di piacere.
E’ a questo punto che i confini si fondono. E con loro, anche ogni logica. Il film, attraversa così territori “spinti” senza MAI essere volgare. Non si mette mai in mostra, piuttosto rende omaggio all’immaginazione. Troppo semplice affogare nel marasma di donne nude e uomini bavosi, noi spettatori restiamo invece sull’uscio. Vediamo i contorni, sentiamo rumori, ma non attraversiamo mai la frontiera della volgarità.
Anche quel che accade in quella stanza, presto conosciuta come “il mondo di Irina Palm”, resta immune da immagini grossolane. Dapprima ci viene mostrato come Maggie sfida l’imbarazzo e si avvicina a questo mondo di “vizi e piaceri” (solo maschili), e soltanto poi l’occhio scavalca il muro divisorio, e ci presenta (sempre “educatamente”) l’altro lato della medaglia. Avvicinarsi per gradi, e non con la foga di far conoscere, soffoca le malizie. La pellicola non è un viaggio nell’hard, ma nel personaggio di Maggie, una meravigliosa Marianne Faithfull. Un percorso così profondo e dolce, che impariamo ad interpretare con ogni ruga di espressione di Maggie/Irina. Dunque, dicevo che i confini si dissolvono ed è vero anche per le distanze. Personaggio e spettatore, per esempio. Quando Maggie accetta questo mestiere, ci sembra la scelta giusta. Quando il figlio Tom (Kevin Bishop), le vomita addosso la sua vergogna (interpretazione magistrale, in quest’occasione), ci sembra di vivere personalmente quello schiaffo. O meglio, porgiamo l’altra guancia, pur di non vedere la sofferenza negli occhi della protagonista (occhi che parlano, grandi e profondi).
Conquista anche il personaggio di Mikky (Miki Manojlovic), il proprietario del locale. Un uomo apparentemente rude e distaccato che troverà in Maggie una femminilità limpida, non “materialista” come quella a cui è abituato ogni giorno. Il loro rapporto, ci intenerisce sino alla commozione.
Insomma, Maggie/Irina è capace di sorprenderci, commuoverci e divertirci tantissimo. La volgarità delle sue azioni diventano abitudine anche per noi e non solo la vediamo impossessarsi del suo mestiere (rendendolo anche “personale”) ma anche mutare sotto i nostri occhi. Da donna sola, succube della realtà che la vita le ha dato, diventa accattivante e sicura di sé. Sfrontatezza che sfoggia dinanzi al mondo avverso, a partire dalle “amiche” con le quali condivide tè e pettegolezzi. Memorabile la scena della confessione di Maggie alle tre “compagne di merende”: le espressioni sui loro volti strappano ovazioni in sala.
E sono veramente felice che al termine della proiezione, dalle retrovie, sia partito un timido e spontaneo applauso. Scommetto che ad acclamare erano solo donne.
Brava, Irina. Un coraggio dal cuore di nonna.
Trama
Maggie (Marianne Faithfull) è una dolce nonna che ogni giorno va a trovare il nipotino, affetto da una rara malattia, all’ospedale. Quando i medici la informano che l’ultima speranza di tenerlo in vita è una cura reperibile solo in Australia, la donna si mette alla ricerca di un lavoro. A causa dell’età, però, trovare un impiego sembra un’impresa titanica. Quando tutto il possibile sembra essere stato fatto, Maggie si imbatte fortuitamente in un cartello affisso davanti ad un locale: “Cercasi Hostess”. Il proprietario (Miki Manojlovic), le spiega che in realtà si tratta di un “eufemismo” e considerata l’età attempata non è idonea per quel mestiere. Ma studiandole le mani le offre un altro “lavoretto” che potrebbe fruttarle moltissimi soldi. Presa dallo sconforto, la donna si vedrà disposta a fare qualsiasi cosa, pur di dare una speranza al suo amato nipote.

Citazioni
- Mikky (Miki Manojlovic) "Lo sai cosa fa un'hostess?" - Maggie (Marianne Faithfull) "Più o meno..." - Mikky "Che tipo di "più o meno"?"
- Mikky "Sai che vuol dire "eufemismo"? - Maggie "No" - Mikky "Neanche io, fino a quando non me l'ha spiegato il mio avvocato"
- Mikky "Hanno 5 o 6 minuti a disposizione, poi premi questo pulsante a destra se loro "non vengono"... vengo io"
- Maggie/Irina Palm "Eccomi qui, la "vedova delle seghe""
- Maggie "Leggono Irina e pensano a... una giovane, non ad una vecchia carampana"
- Maggie/Irina "I tennisti hanno il gomito da tennista, noi quello da seghista"
- Maggie "Io sono questo per te, un affare"
- Maggie "E come sei finito in tutto questo casino?" - Mikky "Odio essere povero"
- Maggie/Irina "Sono Irina Palm, LA MIGLIORE"

Carta d'identità
Titolo originale: Irina Palm
Titolo italiano: Irina Palm
Data di uscita (in Italia): 06 Dicembre 2007
Genere: Drammatico
Durata: 103'
Regia: Sam Garbarski
Cast: Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Corey Burke, Dorka Gryllus, Steve Kingett, Tim Plester
Da vedere: un film che diverte e fa riflettere con stile. Curioso.

7 commenti:

Gulp ha detto...

Io credo che il film ,come dici tu nella prima parte , sia poliedrico e appunto contenga varie sfumature che è difficile renedere in una recensione .
Il regista ci traccia un quadro abbastanza complesso da descrivere,sceglie una parte del mondo che Irina frequenta e ne esclude un'altra.
Traccia il profilo umano di alcuni personaggi ma poi ne lascia inrisolti molti altri.
Ci presenta Irina come l'unica ad avere un problema , quando nel film è un susseguirsi di solitudini , angoscie , indifferenza .
Questo ci porta nella mente della protagonista e solo nella sua , senza lasciare spazio agli altri , ma solo soffermandoci distrattamente quansi indifferenti e insensibili su ciò che avviene attorno , quasi quanto lo è lei , una specie di automa che arriva a mettersi il grembiulino delle pulizie per rendere tutto più simile ad un lavoro nello stile catena di montaggio.
La reazione scontata del figlio non fa altro che portarci ancora più vicini a lei ma soltanto a lei , senza soffermarci su ciò che vuol dire per un padre rinunciare alla vita di suo figlio .
L'amica che perde il lavoro merita solo una piccola scena che serve solo a rendercela meno vicina ad Irina e a darci il pretesto per liberarcene come sembra fare Irina dopo quell'incontro ( va da lei solo come farebbe un estraneo per fare le condoglianze ).
I clienti non sono persone ma solo mezzi per ottenere soldi e non hanno un'anima , un lavoro , un viso normale, sentimenti , anima.
Questo è ciò che ci presenta il regista , Irina Palm , soltanto lei il suo ritratto in un mondo astratto.
P.S.
Per l'applauso finale non capisco per quale motivo pensi sia partito ed appartenuto a donne , comunque non indago oltre sarebbe troppo lungo il discuterne.
Continua a recensire e vedrai che le sette camice saranno ricompensate dalle soddisfazioni .

Mario Scafidi ha detto...

beh, pare che ci troviamo di fronte ad un capolavoro? determinate sensazioni, anche se sul momento stordiscono, ne sono l'indice.

Chiara ha detto...

- GULP: le tue parole sono perfette. Grande! Hai ragione, il film è incentrato su Maggie/Irina ed anche per questo (oltre all'interpretazione in sé) trovo che Marianne Faithfull sia stata straordinaria. Complicato reggere una parte così, senza mai risultare volgare. Addirittura suscitare tenerezza! Ho pensato ad una applauso femminile poichè credo che il film sia un omaggio al coraggio e alla forza femminile. E poi dai, la scena finale è "mielosamente" dolcissima! ;)
Infine, grazie che mi segui con tanta attenzione, che meraviglia!
- MARIO: "capolavoro" non so, non ci avevo pensato! Ma quante sensazioni! E' un film di contrasti, che ti scuote dentro proprio. A me è proprio piaciuto.
Una nota: questo film è parte di una rassegna di "Cineforum" che si svolge ogni Giovedì - del quale seguirò, sicuramente, qualche film ancora. Questa pellicola è l'unica che ho scelto io. All'uscita ho sentito solo giudizi positivi, dunque è realmente piaciuto! Phiuuu ;p

Anonimo ha detto...

Anche a me chichi è veramente piaciuto...

Chiara ha detto...

Cuccix... forza eh! Mi raccomando...
Siamo state sedute in due posizioni diverse, la tua "lontananza" l'ho avvertita, non farlo più! ;) Un grande abbraccio. Felice che anche a te, Irina, sia piaciuta.

filippo ha detto...

Anche a me è piaciuto, con le dovute riserve.
Non so, forse mi aspettavo di più e l'ho trovato un po' troppo buonista.
La faithfull è bravissima

Chiara ha detto...

La Faithfull è diventata icona del coraggio femminile! Personalmente, l'ho trovata fantastica!
Ciao Filì! A volte ritornano ;p

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