mercoledì 17 settembre 2008

Il mondo di Giovanna


Che questo film mi avrebbe scossa, già lo sapevo. Ciò che non potevo prevedere era lo stato emotivo che mi avrebbe tenacemente attanagliato lo stomaco a sipario calato. Questa pellicola racchiude quanto più di profondo, un uomo, possa cogliere in un’emozione. A dispetto della prevedibilità con la quale, spesso, ci troviamo a fare i conti, la commozione è incalzante, resta un groppo in gola impossibile da sciogliere. La pellicola è attraversata da suoni e colori inequivocabili, come se riconoscendoli ogni spettatore trovasse un punto di appoggio su cui sentirsi al sicuro: il suono del campanello della casa del poliziotto Sergio Ghia (Ezio Greggio), i colori spenti delle ambientazioni, l’abito in raso di Giovanna (Alba Rohrwacher). E ancora pone il pubblico di fronte a diverse sfaccettature di vivere e mostrare l’amore: quello autentico di uno splendido Silvio Orlando, verso l’amata figlia Giovanna, nel quale un senso di responsabilità ed eccessiva protezione lo inducono a negare l’evidenza. Quello della madre Delia (Francesca Neri) silenzioso e privo di appartenenza, come ogni donna si capacita di ciò che le accade intorno ma a differenza di ogni madre ne ignora l’esistenza. E poi c’è Giovanna, il suo modo fanciullesco di vivere gli affetti non le impedisce di guardare in faccia alla realtà, di interpretarla sì in maniera ingenua, ma comunque di addentrarsi laddove nessuno ha il coraggio di arrivare. Perfetta nel ruolo, Alba Rohrwacher, inghiottisce la sensibilità dello spettatore, rendendolo debole di fronte al suo personaggio: quando appare sullo schermo si teme una sua reazione illogica, un gesto estremo, un ragionamento incoerente. Tutti “vedono” ma nessuno “osa”.
Questa pellicola ha la forza di un ciclone a ciel sereno, si materializza inaspettatamente senza concedere una possibile via di fuga. Ha un ritmo lento, apparentemente senza inflessioni, quando d’improvviso si è testimoni di un tragico istante: il ritrovamento di un cadavere, il primo dialogo fra il padre e Giovanna, quando quest’ultima viene portata in carcere (uno scambio di battute aspro dopo tanta dolcezza, in una situazione paradossale in cui Michele è in cerca di un briciolo di speranza e Giovanna non presenta sintomi di rammarico), la decisione ultima di Michele nei confronti della moglie.
Tutti atti d’amore interpretati dai nostri occhi e dal nostro cuore: ritengo che il nuovo lavoro di Pupi Avati sia per questo molto intimo e personale.
Un film che somiglia all’immagine della luna riflessa sull’acqua: la forma è distorta dal movimento delle onde. Quella reale è visibile soltanto alzando lo sguardo. Per un film di questo valore, vale la pena lanciare lo sguardo un po’ più su.
Trama
Bologna, 1938. Michele Casali (Silvio Orlando) insegna disegno nello stesso Istituto dove studia la figlia Giovanna (Alba Rohrwacher). Il rapporto fra i due è molto stretto, tanto che la madre (Francesca Neri) viene spesso esclusa dalle confidenze della giovane. Giovanna, però, inizia a dare segni di squilibrio che tormentano non poco il padre, mentre la madre sembra accoglierli senza sorpresa. Quando alla porta si presenta il poliziotto Sergio Ghia (Ezio Greggio), il futuro della giovane cambierà solennemente e il dramma intaccherà radicalmente i suoi genitori, costringendoli a fare i conti con l’ignorata realtà.
Citazioni
- "Non puoi costringere una donna ad amarti"
Carta d'identità
Titolo originale: Il Papà di Giovanna
Data di uscita (in Italia): Venezia 2008 - 12 Settembre 2008
Genere: Drammatico
Durata: 104'
Regia: Pupi Avati
Cast: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Gloria Cocco
Da vedere: poiché questo film, mette alla prova la sensibilità di ognuno. Intimo.

3 commenti:

Ale55andra ha detto...

Devo fidarmi? :P No scherzo, lo vedrò sicuramente, sono curiosa.

Mario Scafidi ha detto...

azz... sembrerebbe un capolavoro da quanto leggo! mi fido poco di avati da un po' di tempo a questa parte. eccezion fatta per La cena per farli conoscere, che ho trovato molto bello.

Chiara ha detto...

Allora ALE l'hai visto?
MARIO... secondo me, a leggerti, è proprio il cinema italiano che fatichi a digerire... ;) Non ho visto "La cena...", ma a dirla tutta, conosco poco Avati! Lo guarderò!

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