martedì 27 maggio 2008

Il ritorno di Indy


Lo ricordo come fosse ieri (a volte il tempo sembra non essere passato mai, in altre occasioni sembra invece inarrestabile e quasi beffardo: credo dipenda dal nostro stato d’animo e da cosa vogliamo effettivamente richiamare alla memoria), ancora abitavo nella vecchia casa ed ancora condividevo la stanza con mio fratello (vivevamo nell’ingenuità di quegli anni, dove a riempire le nostre giornate c’erano il pane e la “Nutella”, i quaderni a quadretti ed il tappeto in mezzo alla stanza, su cui sbucciarsi le ginocchia e sognare di diventare adulti). Sulla parete (quella in corrispondenza del suo letto) vi erano due chiodi: uno reggeva un cappello marrone, l’altro una frusta.
Quando il tappeto non ci bastava più, divano e tivù erano degni sostituti e quasi sempre il videoregistratore (perché i Dvd ancora non esistevano) inghiottiva la trilogia dell’archeologo sempre in cerca di geroglifici, templi e crociate. La trama in sé mi rimaneva oscura ogni volta (credo di essere stata la pedante spettatrice che nessuno vorrebbe mai al proprio fianco: “Chi sono i cattivi? Perché scappa? Perché sanguina? Perché… perché… perché…”, una sorta di fittizio interesse, affinché potessi appartenere anche io al mondo dei grandi e sapienti “Indy - fans”) ma mi porto ancora appresso alcuni fotogrammi che tentavo di assorbire con tanta naturalezza, quanto poi di scacciarli quando tornavano a galla nelle notti silenziose e buie: una su tutte, il sacrificio alla Dea Kalì con tanto di estrazione, a mani nude, del cuore umano ancora pulsante.
E’ il tocco magico ed inarrivabile dell’estro di Steven Spielberg, uno in grado di rendere reale ogni effetto speciale, oggi come vent’anni fa.
Non ho voluto riprendere in mano quelle videocassette, quel divano, quei pomeriggi infantili, piuttosto conservare il mio limbo di inconsapevolezza. Sono entrata in sala con la stessa ingenuità fanciullesca di chi non vuole comprendere sino in fondo, ma soltanto ammirarne la superficie.
Ho rivissuto quegli anni e quelle fragili paure di fronte a sotterranei bui e polverosi, lo stesso ribrezzo davanti ad insetti (stavolta, si tratta di formiche e scorpioni dalle dimensioni raddoppiate) e ragnatele (immancabili, ad indicare che il tempo, in qualche modo, lascia il segno su ogni cosa), mummie e scheletri, sussultato ad ogni cigolio e trappola. Mi sono emozionata rivendendo il sorriso di Marion (Karen Allen), riascoltando “Non toccare niente”. Eccitata per ogni schiocco di frusta e recupero in extremis dell’inseparabile cappello.
Commossa davanti a quegli occhi piccoli, a quel corpo debole, un po’ goffo e un po’ coraggioso (ma, a mio avviso, mai ridicolo come quello di semi-coetanei alla ricerca di sequel storici), a quel viso un po’ paffuto e allo sguardo malinconico, ma pur sempre fascinoso.
Gli perdoniamo tutto a questo meraviglioso Harrison Ford: il suo Indy continua a brillare di una luce stanca, ma tutta sua.

Trama
Fine anni Cinquanta, il clima politico è dominato dalla “Guerra fredda”. I nemici, dunque, sono i soldati Russi, capitanati da Irina Spalko (Cate Blanchett), che tentano di servirsi della conoscenza dell’archeologo Henry Jones Junior (Harrison Ford) per arrivare a trovare il prezioso teschio di Cristallo di Akator, in Perù. Con l’aiuto del giovane Mutt Williams (un temerario Shia LaBeouf in stile Marlon Brando), Indy intraprende questa nuova avventura, nel quale ritroverà nuovi e vecchi compagni di viaggio.

Citazioni
- Indiana Jones (Harrison Ford) “Eravamo giovani” – “Mac" (Ray Winstone) “Ehi, io sono ancora giovane”
- Mac “Che ti devo dire, sono un capitalista e loro pagano”
- Charles Stanforth (Jim Broadbent) “Sembra che abbiamo raggiunto un’età in cui la vita smette di dare e inizia a prendere”
- Indy “Bel gesto, ma non si va con un coltello ad una sparatoria”
- Mutt Williams (Shia LaBeouf) “Non sei male nelle risse, quanti ne hai ottanta?”
- Mutt “E tu saresti un Professore?” – Indy “Qualche volta”
- Indy “Tu liberami ed io ti abbraccio”
- Indy “Oh, Marion. Dovevi proprio farti rapire?” – Marion (Karen Allen) “Vedo che tu non hai fatto di meglio”
- Indy “Allora che fai, il triplo gioco?” – Mac “No, ho solo mentito sul doppio gioco”
- Indy “Il sapere era il loro tesoro”
- “Quanto della vita umana va perduto nell’attesa”

Carta d'identità
Titolo originale: Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull
Titolo italiano: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
Data di uscita (in Italia): Cannes 2008 - 23 Maggio 2008
Genere: Azione, Avventura
Durata: 126'
Regia: Steven Spielberg
Cast: Harrison Ford, Shia LaBeouf, Cate Blanchett, Ray Winstone, Karen Allen, John Hurt, Jim Broadbent, Alan Dale, Joel Stoffer
Da vedere: è impedibile, per il semplice fatto che è dell’intramontabile Indiana Jones che stiamo parlando. Fedele.

martedì 20 maggio 2008

La favola dolce di “Junbruco”


Siete in grado dare forma alle emozioni attraverso questo display? Provate ad immaginarlo come mare aperto, non limite: attraverso i suoi colori e le sue profondità. Oltre lo schermo, l’infinito. Abbiate fantasia. E soprattutto liberatevi di ogni falsa severità. Solo così, entrerete a far parte del “pazzo” mondo di Juno/Junbruco (Ellen Page). Un universo totalmente a sé: colmo di curiosità, autoironia e beata strafottenza. Ci piace questa sedicenne tutta brio e succhi di frutta: la adoriamo anche se da anni non ci sediamo su un banco di scuola, da tempo abbiamo perso la verginità, da “secoli” non ci sentiamo appagati dalle piccole cose. Ci affezioniamo a lei perchè ha tutti gli ingredienti per piacere a chiunque, e se così non fosse… “chi-se-ne-frega”: semplice, ingenua ed incurante delle mode. Ma mai così immatura da risultare banale. Personalmente seduta lì, su quella poltrona un po’ comoda un po’ consunta, mi sono sentita padrona di me stessa, delle mie scelte, dei miei errori, ma comunque capace di plasmare la mia quotidianità. Lasciando alle spalle il grandeschermo, invece, sono tornata a vivere in funzione degli altri, a fondere la mia vita con quella di chi mi vive accanto, anche quando non parrebbe né utile, né vantaggioso.
Invece Juno non ci somiglia, ma rispecchia ciò che (spesso) vorremmo essere (o sembrare). A volte più matura e veritiera degli adulti che la circondano, a volte legittimamente bambina: con quello “slang” tutto giovane, con quell’immaturo “concetto vegetariano” di gravidanza (si porta appresso questo “panciotto”, come se fosse un fagiolo da coltivare) e quella baldanza quasi imbarazzante. Ci piace proprio tanto.
Troviamo (quasi) perfetto ogni angolo di questo film, che sia concavo o convesso, ci emoziona comunque. Il cast, per esempio, è molto ben assortito: in rilievo il padre di Juno (J.K. Simmons - ce lo ricordiamo arrogante ed anche un po’ ottuso, nelle vesti del datore di lavoro di Peter Parker nella trilogia di “Spider Man”), probabilmente fonte principale di quell’ironia che finisce per irradiare la vita della figlia, o ancora il ragazzino della protagonista, Paulie (Michael Cera), timido ed inesperto ma spavaldo se necessario. Ogni singolo componente, ad ogni modo, mostra qualità per le quali andrebbe menzionato, ma è divertente imparare a conoscere ciascun personaggio attraverso le reazioni e le vicissitudini di cui è vittima (o carnefice).
Viene facile qualificare questa pellicola servendosi di soli aggettivi (piuttosto che fronzoli inutili), due su tutti: fresco e colorato. “Fresco” poiché palese è l’inflessione con il quale viene affrontata la fragile tematica dell’aborto, senza impegno “spremimeningi”, piuttosto con rispetto ed intelligenza. “Colorato” perché ogni nota lasciata sullo spartito è immediatamente orecchiabile: vivace è la colonna sonora, energica è la protagonista, colorati sono gli abiti e i dialoghi. Non ci si stanca mai di tutta questa vitalità. Anche quando sopraggiunge la commozione.
Pellicola che diverte, commuove e che ci fa sentire riflesso dei nostri errori, orgogliosi delle nostre imperfezioni e piccoli di fronte alle scelte della vita. Dunque, autentici nel nostro essere uomini.
Trama
Juno MacGuff (Ellen Page) ha sedici anni e una gran voglia di saziarsi di ogni briciola che il mondo le offre. Disgraziatamente, però, per un errore di ingenuità si trova a dover affrontare una gravidanza inattesa. Con grande coraggio e senso del dovere (ed alle spalle un padre molto in gamba) decide di partire alla ricerca di due genitori all’altezza di crescere il suo bambino.

Citazioni
- Bottegaio rivolgendosi a Juno intenta ad osservare il test di gravidanza evidentemente positivo "Non è una lavagnetta magica, questo è uno scarabocchio che non si può cancellare"
- Leah (Olivia Thirlby) "Juno?" - Juno (Ellen Page) "No, sono Morgan Freeman, hai qualche osso da collezionare?"
- Juno "Di solito, una gravidanza porta ad un neonato"
- Mac MacGuff (J. K. Simmons) padre di Juno "Chi è il ragazzino?" - Juno toccandosi la pancia "Ehm, in realtà non lo conosco molto bene, però so che ha le unghie" - "Juno, intendevo dire il padre del bambino"
- "Hai saputo che Juno è incinta, come le nostre madri e le Prof?" - Paulie Bleeker (Michael Cera) "Sì" - "E hai saputo che è tuo?" - "Sì" - "Dovresti farti crescere i baffi" - "C'ho provato, ma non mi vengono"
- Paulie "Sembri sempre più incinta, ogni giorno"
- Genitori di Juno "Stai attenta" - Juno "Sono già incinta quale altro pastrocchio potrei combinare?"
- Juno a Leah "Dentro di me scorre la vita, dentro di te cibo messicano"
- Juno "Mi piace essere un pezzo d'arredamento nella tua vita strana"
- Vanessa (Jennifer Garner) "Una donna diventa madre quando è incinta. Un uomo diventa padre quando nasce il bambino"
- Vanessa al marito (Mark - Jason Bateman) "Se devo aspettare che tu diventi Kurt Cobain, io non sarò mai madre"
- Mac "Ciao versione espansa di "Junbruco", dove sei stata?" - Juno "Fuori ad occuparmi di cose ben al di sopra del mio livello di maturità"
- Mac "La persona giusta pensa che caghi rose dal sedere"
- Juno "Sto perdendo fiducia nella civiltà umana" - Mac "Puoi restringere il campo?"
- Juno "Sei la miglior persona che abbia mai conosciuto e poi non ti sforzi nemmeno"
- Juno "Tu sei stupendo" - Paulie "Possiamo pomiciare ora?"
- Leah "Ehi Juno, guarda che potresti avere un parto prematuro se vi succhiate in quel modo"
- Juno "So che uno dovrebbe innamorarsi prima di riprodursi ma credo che la normalità non faccia per noi"
- Juno "Sei un amante part-time e un amico full time"

Carta d'identità
Titolo originale: Juno
Data di uscita (in Italia): Roma 2007 - 04 Aprile 2008 - Nominations Oscar 2008
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 91'
Regia: Jason Reitman
Cast: Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J.K. Simmons, Candice Accola, Cameron Bright, Daniel Clark
Da vedere: per colorarsi un po’. Il grandeschermo diventa sorgente continua di energia. I bizzarri (ma ad effetto) titoli di testa (accompagnati da una bellissima “All I Want Is You” di Barry Louis Polisar) ne sono una prova (semmai ce ne fosse bisogno).

sabato 17 maggio 2008

Un mezzo… per un fine


Assente troppo a lungo dalle sale cinematografiche (giustificata: tutta colpa della distribuzione valtellinese, ben al di sotto da quelle che sono le mie preferenze) avevo quasi dimenticato quella sensazione di eccitazione (che si prova soltanto quando l’adrenalina si mescola con il sangue: emozione che non apparirà esagerata per chi, come me, non si dimentica mai di portarsi appresso una sana passione) che attraversa il mio corpo di spettatrice, quando le luci si abbassano. Fanno sentire viva.

“21” proietta lo spettatore nel mondo ambiguo del gioco d’azzardo, dove si rischiano soldi e dignità, dove si è di continuo sospesi tra il fato e la presa di coscienza, in equilibrio su un filo troppo sottile per concedersi anche solo il più trascurabile degli errori. Un film, a mio avviso, eccessivamente duraturo tenendo presente quel che ha da raccontare ma che, malgrado abbia letto il contrario, può contare (oltre alle carte) sull’ottimo Kevin Spacey, sull’esperienza di Laurence Fishburne (è sempre apparso così paffuto e maledettamente malvagio?) e l’ingenuità di Jim Sturgess.
Una pellicola che ricorda l’estro di Charlie (Tom Cruise) in “Rain Man”, a metà strada fra i colpi di scena di “The Departed” (mi riferisco alla “forma” non al “contenuto” che, naturalmente, non è paragonabile) e le strategie di Ocean e i suoi Eleven, Twelve o Thirteen. Con l’ “unica” differenza di non saper stupire mai abbastanza.
Siamo spettatori della vita di un ventenne qualunque con l’ambizione di studiare medicina ad Harvard, perennemente squattrinato che si arrangia come può per guadagnarsi da vivere onestamente ma che improvvisamente, complice la sua intelligenza ed un Professore indiscutibilmente furbo, si vede cambiare la propria vita. Niente di particolarmente nuovo ai nostri occhi, ma comunque godibile.
Un film senza troppe pretese, se non quella di tenere buona compagnia e (soprattutto) di vedermi di nuovo in sala, mai sazia di emozioni e in cerca del “film perfetto”. Che non è questo.
Trama
Ben (Jim Sturgess) deve trovare 300000 dollari per poter pagare la rata di iscrizione all’università di Harvard. Accecato dall’ambizione di potersi permettere gli studi nel più antico ateneo americano, accetta senza troppe lusinghe di entrare a far parte di un circolo di studenti (capitanati dal Professor Micky Rosa - un riuscito Kevin Spacey) che ogni week-end si reca a Las Vegas per cercare fortuna al Blackjack. Sfidando la sorte, attraverso un metodo (apparentemente) infallibile nel quale ognuno gioca un ruolo minuzioso e fondamentale, tentano di sbancare i Casinò sotto mentite spoglie sino a che, sulla loro fortunata strada, incontrano uno spietato responsabile, Cole Williams (Laurence Fishburne).

Citazioni
- Amico di Ben “Vediamo: mi stai dicendo che hai abbandonato il progetto perché te la spassavi a rimorchiare belle donne e fare un sacco di soli? Ti perdono, anche io avrei fatto lo stesso”
- Jill Taylor (Kate Bosworth) “La cosa migliore di Las Vegas è che lì puoi diventare quello che vuoi”
- Ben Campbell (Jim Sturgess) “Per la prima volta in vita mia la vita mi si presentava facile”
- Cole Williams (Laurence Fishburne) “La sua fortuna finirà, succede sempre”

Carta d'identità
Titolo originale: 21
Data di uscita (in Italia): 18 Aprile 2008
Genere: Drammatico
Durata: 125'
Regia: Robert Luketic
Cast: Kevin Spacey, Laurence Fishburne, Kate Bosworth, Jim Sturgess, Liza Lapira, Sam Golzari, Aaron Yoo, Jack McGee, Kal Thompson, Rebecca Marshall
Da vedere: per passare una serata piacevole, sognando auto di lusso, una sdraio, un cocktail analcolico alla frutta ed una palma sotto cui ripararsi per cercare un po’ di ombra.

domenica 20 aprile 2008

Top Six

Prendo parte anche io a questa schiera di “catenisti” (ovvero: coloro che partecipano alle catene da Blogger) e lo faccio con un briciolo di entusiasmo misto all’imbarazzo. Trasporto dettato dal fatto che, ancora una volta, mi abbiate coinvolta (Filippo, per la precisione. Grazie). Velato disagio semplicemente perché trovo difficile parlare di me di fronte a lettori dei quali non conosco volti e personalità, ma solo le emozioni. Spero solo di non risultare banale. Perché è l’ultima cosa che vorrei.

Innanzitutto, un breve ma chiaro regolamento:
- indicare il link del blog di chi vi ha coinvolti;
- inserire il regolamento del gioco sul blog;
- citare sei cose che vi piace fare;
- coinvolgere altre sei persone;
- comunicare l’invito sul loro blog.
Ora ci siamo.

Le sei cose che mi piace fare:
1) Guardare i temporali: soprattutto quelli estivi e notturni. Non tanto per lo scroscio in sé, quanto più per la preparazione, della natura, all’evento. I lampi ed il silenzio si impadroniscono di ogni cosa. Persino del mio sonno: mi fermo a guardare dal davanzale della finestra aspettando, come la natura, l’arrivo della pioggia,
2) Fare un bagno caldo: quello con tanta schiuma da ricoprire l’intera superficie e così bollente da scioglierci un arto. Sali, saponette e bagnoschiuma… qualunque cosa che sia profumato e abbia il potere, anche solo illusorio, di rilassare ed estraniare dal mondo. Per qualche minuto, almeno.
3) Leggere poesie di notte: vivere, in generale, la notte. Il suo silenzio, i suoi colori, i suoi contorni. I sogni che nascono di notte, hanno senso solo al buio. Sembra che, con l’arrivo del giorno, diventi tutto più banale e macchinoso. Dormire sembra, a volte, sottrarre un po’ di vita alla vita.
4) Vestirmi bene: camicie, golfini, jeans, scarpe. Vesto, generalmente, classico e di buona marca. Non mi sento una persona superficiale, semplicemente amo le belle cose.
5) Trasmettere: libri, film e soprattutto buonissima musica. Alle persone che ritengo così importanti (ma non necessariamente viceversa) e/o sensibili da dover ricevere, per forza, la parte più vera di me.
6) Essere innamorata: di un uomo, possibilmente. Non solo di quella canzone o interpretazione cinematografica. E, possibilmente, ricambiata. Ma anche no. Si partecipa alla vita con uno spirito diverso. Ci si sente diversi. Ogni angolo del corpo vive una sensazione nuova: dal voler apparire migliore agli occhi dell’altro, al sentirsi liberi di emozionarsi nell’intimo più profondo. Insomma, non ve lo devo spiegare io, come ci si sente bene ad essere innamorati.

“Milioni di persone soffrono: vogliono essere amate ma non sanno come amare. E l'amore non può esistere come monologo; è un dialogo, un dialogo pieno di armonia” -Osho-

Forse sì, forse no.

Sei nomi:
- Roberto
- Mario
- HoneyBoy
- Mario
- Laura
- Gian &Vale

Un abbraccio a tutti, anche a chi non ho menzionato, solo per questioni di nomina già effettuata o per mancanza di spazio, ma non per questo meno importanti.

Lampi di Genio (capitolo 6)


Puntata andata in onda il 30 Marzo 2008
House (Hugh Laurie) alla troupe che vuole filmarlo “Ah, senta vuole mettersi davanti a me e andare all’indietro e riprendermi dal basso? Così sembro più potente" – “Sì, certo” – “I miei occhi risaltano di più negli ambienti color pastello”
- Cuddy (Lisa Edelstein) “Pensi che a me piacciano le telecamere? Pensi che voglia farmi vedere da tutto il mondo mentre mi fissi il fondoschiena e critichi il mio guardaroba?” – House “Sarebbe meglio che ti fissassi il guardaroba e criticassi il sedere”
- Dottor. Kutner (Kal Penn) “Andremo in tv?” – House “Sto girando un video musicale… forza un po’ più veloci, più energia!”
- Amber (Anne Dudek) “Perché l’ha assunta?” – House “Perché ha molta più esperienza diagnostica delle altre modelle per costume da bagno che ho valutato”
- House “Se volevi le cose giuste, hai scelto il posto sbagliato, la professione sbagliata, la specie sbagliata”
- House “Avevi ragione sul fatto di avere torto, o torto sul fatto di aver ragione”
- “C’è una lesione nel lobo temporale sinistro circondato da edema anteriore” – House “E’ un insulto in latino maccheronico?”

Puntata andata in onda il 06 Aprile 2008
- House entra in sala operatoria, mentre un mago è sottoposto ad un intervento chirurgico “Signori, non ho niente nelle mani, niente nelle maniche. Ho qualcosa nei pantaloni, ma non serve per questo genere di numero”
- Cuddy si china per raccogliere qualcosa da terra, House osserva da dietro “Oh, mio Dio… non porti le mutande! Con una gonna così attillata non hai segreti! Ti posso dire se porti la spirale”
- Wilson (Robert Sean Leonard) “E’ ovvio che tu sia AB, il ricevente universale: tu prendi da tutti gli altri” – House “E’ ovvio che tu sia 0, il donatore universale: versi gli alimenti a tre donne”
- House “Ha dato fuoco ad una paziente, è questione di tempo ma riuscirà a radere al suolo l’ospedale”

lunedì 14 aprile 2008

Un’amicizia senza tempo


Kabul-1978. Terra calpestata. Due piccoli piedi, seguiti da altri due. Un paio di scarpe vecchie e consunte. Al seguito, calzature da ginnastica alla moda, nuove. Segno evidente di un’altrettanta palese differenza. La telecamera si alza verso due volti di bambino. Entrambi sorridono al cielo, abrogazione di ogni tipo di distanza. Ingenuità fanciullesca: si vive per vivere, non per sembrare.
California, ventidue anni dopo. Un telefono che squilla. L’intimità che “violiamo” è quella di Amir (Khalid Abballa): percepiamo che è quel bambino cresciuto con ai piedi la ricchezza. Ha una bella casa, una moglie, dei bei vestiti. Capiamo anche che ha realizzato un sogno: per le mani ha un libro, il suo libro. Dall’altro capo c’è una voce di un uomo vissuto, sentiamo che parla da un mondo distante, da una realtà priva di gioie, ma che fra i due esiste una certa intimità: assecondiamo l’apparente calma che ci viene trasmessa nei primi minuti, sicuri che in quella telefonata ci sarà una svolta.
Per chi non ha letto il libro - come me - questo film è un continuo inabissare in eventi tragici, a cui si è preparati semplicemente per “sentito dire”. Per chi lo ha letto ne ha solamente la conferma: abbandona la fantasia e lascia spazio alle immagini. Non so quale sia la posizione migliore: so solo che, nella sua drammaticità, questo film è un’esplosione di grida senza voce.
Da una parte la violenza: non solo fisica, psicologica ma anche, e soprattutto, oggettiva verso quel mondo (quello islamico) che arriva a noi quotidianamente, come volesse ogni giorno farsi largo fra le nostre abitudini. Una realtà che, attraverso i notiziari, ci sembra di conoscere a memoria ma che, nonostante ciò, ci stupisce ogni volta: la sentiamo “terra lontana”, spesso incomprensibile per idee, cultura, usanze. Immagini forti, quelle di un’esistenza che vorremmo appartenesse a una fantasia perversa, ci arrivano quasi inaspettate (la lapidazione, per esempio) e non hanno il sapore della denuncia, non con l’intento di accusare, ma con la volontà di renderle vere.
Dall’altra, una miscela di sensazioni, sospese fra la tenerezza di un’amicizia dai sapori ingenui e l’impotenza davanti a eventi dolorosi: la morte, le crudeltà, la discriminazione.
L’evento centrale è certamente la violenza subita da Hassan (un dolcissimo bambino: Ahmad Khan Mahmidzada), sotto gli occhi innocenti e impotenti dell’amico Amir (Zekeria Ebrahimi). Da questo momento Amir affronta la vita con il peso della colpevolezza, che nemmeno il tempo è capace di lenire. Anche noi spettatori siamo vittime di questo sopruso: qualunque altra sofferenza o gioia, ha con sé l’ombra mai stanca del senso di colpa.
“Il cacciatore di aquiloni” è una pellicola che, nella sua intensità, ci rende uomini: generosi di gesti semplici, inetti di fronte alle difficoltà e fragili davanti alle tentazioni.
Quello che è importante è non dimenticare che c’è sempre un modo per rimediare agli errori: saperli riconoscere ed accettare. Non per forza di cose, il passato è così lontano da non essere rivissuto. Siate uomini. Sempre.

Trama
Amir è figlio di un uomo benestante (Baba- Homayoun Ershadi), di etnia Pashtun. Hassan è invece figlio del servitore di casa, appartenente al popolo degli Hazara, giudicati una “razza inferiore”. Malgrado le (superficiali) differenze, i due, sono piccoli amici che condividono la passione per gli aquiloni. Un giorno, però, un grave evento drammatico (Hassan subisce una violenza, sotto gli occhi di Amir, incapace di reagire) separa definitivamente i due. Costretti a scappare dall’invasione sovietica, Amir e il padre trovano dimora in America, dove il giovane intraprende la carriera di scrittore. Ventidue anni dopo, Amir torna in Afghanistan, con l’intento di rimediare ad un passato che non ha mai dimenticato.

Citazioni
- "E' meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna"
- Rahim Khan (Shaun Toub) "I figli non sono album da colorare, da riempire con i tuoi colori preferiti"
- Rahim Khan "Esiste un modo per tornare a essere buoni, per rimediare al passato"
- Baba (Homayoun Ershadi) "Se Dio esiste, spero che abbia cose più importanti da fare che spiare se bevo alcolici o mangio carne di maiale"
- Baba "Un bambino che non sa difendere sé stesso, diventa un uomo che non sa difendere niente"
- Amir (Khalid Abballa) "Non è vero come dicono molti che si può seppellire il passato, il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente"
- "In ogni vita ci sono amicizie che non possiamo tradire"
- Hassan (Ahmad Khan Mahmidzada) "Spero che un giorno nel nostro paese torni la pace e si possa tornare a sentire nelle strade il profumo del tè"
- Baba "Forse non è giusto, ma ciò che succede in pochi giorni, a volte in un solo giorno, può cambiare un'intera vita"
- Hassan "Spero che un giorno ci saranno ancora gli aquiloni che volano nel cielo"
- Amir "Chi siamo noi in questo mondo complicato?"
- "Il tempo peggiora solo le cose"
- "La guerra non cancella il rispetto"
- I novelli sposi, Soraya (Atossa Leoni) e Amir si guardano allo specchio, Soraya "Che cosa vedi?" - Amir "Il resto della mia vita"
- Rahim Khan "Vedo che l'America ti ha inculcato il suo ottimismo"
- "Tu sei uno scrittore, una parte di te conosce questa storia"

Carta d'identità
Titolo originale: The Kite Runner
Titolo italiano:
Data di uscita (in Italia): Il cacciatore di aquiloni
Genere: Drammatico
Durata: 131'
Regia: Marc Forster
Cast: Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi
Da vedere: perché di straordinaria intensità. Toccante.

martedì 8 aprile 2008

Fra risate e fallimenti


All’uscita dal cinema, una forte pioggia ha sorpreso tutti. Entrando in sala, spesso, ci sentiamo autorizzati a liberarci delle responsabilità di abitanti del mondo, anche solo per qualche ora. Una volta abbandonate le calde poltroncine rosse, come fosse una sensazione normale, riacquistiamo il senso della realtà oggettiva: le auto ostruiscono le vie asfaltate (e respiratorie), nella mia borsa non riesco mai a trovare ciò che cerco e la pioggia esiste, e bagna pure.
Il risultato è stato un impedibile e sensazionale pigiamento di corpi umani nel metro quadrato di tetto disponibile. Non avendo scampo (ormai chiuse le porte del cinema e terminati i posti in “tribuna vip”) mi sono buttata sotto la pioggia. Non mi sono lasciata intimorire, piuttosto trasportare.
Scrivo questo perché, in analogia con la sottoscritta sotto al diluvio, così va affrontato (e di conseguenza gustato) “Tutta la vita davanti”. Dimenticate la prudenza, ma non la passione. Alcune situazioni faranno certamente riflettere, ma non vi vergognate di sorriderci sopra.
Il nuovo lavoro di Paolo Virzì è un ritratto coraggioso e maturo dell’Italia odierna: quella dal volto precario e spaurito dei giovani (nel quale mi ci inserisco facilmente anche io, volente o nolente) e, dall’altra, gli adulti spaesati e oramai impotenti. Il tutto raccontato dalla voce placida di Laura Morante e dagli occhi sinceri di Marta (Isabella Ragonese). Un personaggio intimo e cordiale, quello della quasi esordiente Ragonese, nel quale è molto facile ritrovarvisi: neolaureata in filosofia, sguardo dolce, personalità debole, una giovane donna sopraffatta dall’ovvietà del presente e schiava della sua stessa paura di mettersi in gioco. Frenata da chissà quale forza. Intrappolata nelle regole meschine della vita: non sopravvive chi ha forza e talento, ma chi ha spalle abbastanza grandi da poter portare nomi e raccomandazioni.
E’ un buon film non soltanto per la forma che possiede, ma anche per i colori che in essa si fondono: ovvero non unicamente per le argomentazioni spavalde ma anche per come vengono raccontate. Si affronta la drammaticità dei fatti con un briciolo di autoironia, che a mio avviso è la prerogativa umana principale per affrontare le avversità. O comunque le situazioni qualunque.
Sorridiamo di fronte al mondo lavorativo ignorante e corrotto, agli amori spenti e unidirezionali, troviamo addirittura divertente la follia, ingrediente aggiunto in abbondanza, quasi sulla soglia del satirico, tuttavia non assurdo.
Un film capace di far ridere (e ironicamente piangere), riflettere (nella leggerezza che merita) e sperare (portando appresso le quotidiane illusioni).
Un cast promosso a pieni voti (oltre alla già menzionata Marta): dal sindacalista Giorgio (uno sbadato, infedele e combattivo Valerio Mastandrea), alla dittatrice Daniela (una ricca e sola Sabrina Ferilli), al numero uno (almeno secondo lui) Elio Germano (è Lucio, un collega di Marta), alla volitiva e (ehm) sensuale Sonia (Micaela Ramazzotti - recita o è così per davvero?) sino ad arrivare al capo supremo Claudio (Massimo Ghini), combattuto fra l’essere ed il sembrare, fra aerosol e lampade.
Bagnata e raffreddata, dunque, ma felice di quello scroscio. Inquieta e, forse, demotivata dalla società attuale, ma propensa ad affrontare ogni temporale che verrà a me incontro. Andatelo a vedere. A costo di trovarvi sotto ad un acquazzone. In ogni caso, ci sarà sempre una canzone da ballare ed un "Buongiorno" da augurare.

Trama
Marta (Isabella Ragonese), una volta conseguita la laurea (filosofia) è alla disperata ricerca di un lavoro che, nonostante il 110 e lode, sembra voltargli le spalle. In preda alla disperazione incontra Sonia (Micaela Ramazzotti), una ragazza madre che le affida la figlioletta e le apre le porte verso un possibile impiego presso il call center della “Multiple”. Sotto la guida spietata della responsabile (Sabrina Ferilli), quest’azienda di (inutili) robot da cucina, acquista un’enorme successo. Se non fosse per l’improvvisa entrata in scena di Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea), un sindacalista disordinato e precipitoso ma comunque determinato a far luce sulla precaria situazione lavorativa.

Citazioni
- Daniela (Sabrina Ferilli) "Le personalità perdenti sono dannose per se stesse ma soprattutto per gli altri"
- Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) "Scusi per prima eh... io passo una vita a chiedere scusa"
- Claudio (Massimo Ghini) "Quoque tu Brutus filius mius"

Carta d'identità
Titolo italiano: Tutta la vita davanti
Data di uscita (in Italia): 28 Marzo 2008
Genere: Commedia
Durata: 117'
Regia: Paolo Virzì
Cast: Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Claudio Fragasso, Elena Arvigo
Da vedere: per imparare a sorridere anche davanti alle avversità. Attuale.

Guestbook