
Partirei dal ricordo di una chiacchierata semplice. Il frutto di una casualità, come del resto lo è anche il punto di partenza: imprevedibile, come un raggio di sole fra le nuvole grigie. Così definirei questa profonda amicizia raccontata dall’occhio vigile e sensibile di Francesca Archibugi: il calore di un’inaspettata occhiata di sole, in un pomeriggio cupo.
Il fotogramma più bello, dunque, è quello di Angelo (Kim Rossi Stuart), pallido e smagrito, accanto all’amico Alberto, supini su un letto matrimoniale che dovranno condividere in un contesto casuale quanto sincero: le risate si ascoltano volentieri, si respira così tanta sofferenza che il suono arriva suadente e soprattutto vero. Pare che l’allegria del momento sia spontanea, voluta e senza traccia di un copione. E, sinceramente, voglio continuare ad immaginare che sia così.
La naturalezza di cui si fa carico questa pellicola, non è altro che il risultato di una scelta appropriata: Antonio Albanese vive un ruolo del tutto nuovo ed in questa trasformazione si apprezza maggiormente la sua intensa capacità di comunicare. Un uomo colto, intelligente e solo prigioniero di paure e della sua stessa creatività. Kim Rossi Stuart, invece, acquista una luce nuova mentre il suo personaggio scompare, divorato dalla malattia. I primi piani accentuano la sua ineccepibile bellezza, racchiusa in quelle mani da lavoratore instancabile, in quel viso scavato di chi non mangia da giorni e in quegli occhi che non riposano felici da tempo.
Il tutto incorniciato da un intreccio di realtà differenti, separate dai pregiudizi ma accomunate da uno stesso dolore. Un’amicizia che, nel cammino, diviene dapprima sincera ed infine irrinunciabile. La condivisione di una sofferenza si trasforma in una delicata intrusione nella vita dell’altro, sino a conoscerne le debolezze, le sfumature, le ragioni: la vita dell’uno colma i vuoti dell’altro, e viceversa. Un film che porta a riflettere sui paradossi dell’amicizia, sull’autenticità e sulla necessità di questo sentimento.
Una trama che calibra accuratamente commedia (la partecipazione di Verdone nel ruolo ipocondriaco di se stesso, ne è un esempio) e drammaticità, dando a qualunque interprete la possibilità di sentirsi svincolato da un imperativo copione.
Il cinema trasmette sensazioni, il dovere dello spettatore è quello di viverle e mantenerle nel tempo. Questo film non è un capolavoro ma, nella sua piccola storia, racchiude tante emozioni.
Trama
Angelo (Kim Rossi Stuart) è un giovane carrozziere con una bella famiglia, un lavoro redditizio ed uno spirito instancabile. Alberto vive una vita rumorosa, come il suo carattere, ama le donne, la bella vita e il disequilibrio. Nella stessa notte, i due, vengono ricoverati nello medesimo ospedale: i loro cuori si ingrippano nello stesso istante. Sin da subito si percepisce quanto la forza dell’uno compensi la debolezza dell’altro e, da quella notte, due quotidianità così differenti diverranno una sola vita.Citazioni
- Angelo (Kim Rossi Stuart) "... e perché “er caffè” deve essere “ar vetro”?!? Cosa cambia"Carta d'identità
Titolo italiano: Questione di cuoreData di uscita (in Italia): 17 Aprile 2009
Genere: Drammatico
Durata: 102'
Regia: Francesca Archibugi
Cast: Kim Rossi Stuart, Antonio Albanese, Micaela Ramazzotti, Paolo Villaggio, Francesca Inaudi, Francesca Antonelli, Chiara Noschese, Nelsi Xhemalaj, Carlo Verdone
Da vedere: il cinema italiano merita occhi attenti. Antonio Albanese è assolutamente impeccabile. Kim Rossi Stuart lo asseconda con intelligenza. Un film che non si vergogna dei sentimenti. Non li elude, piuttosto li intensifica. Dolce e malinconico.