domenica 15 marzo 2009

Tutto in una notte


Gabriele Salvatores e Niccolò Ammaniti, regista e romanziere, di nuovo uniti da un’opera straordinaria, come nel 2003 lo era stata “Io non ho paura”. Ammaniti è la mente, Salvatores gli occhi. L’uno fruga parole, l’altro concretizza le fantasie.
Come Dio comanda” mi ha riportato alla mente quanto “Io non ho paura” mi avesse impressionata. Sono passati sei anni e molte visioni. Quasi l’avevo dimenticato.
Il filone rimane quello della favola nera, dove un bambino ne è la vittima e la violenza il carnefice. Anche in questa occasione il fulcro della vicenda è un evento tragico, pochi secondi e la trama che pareva incentrata sul rapporto morboso fra Rino Zena (Filippo Timi è un padre rabbioso, incosciente e alcolizzato) e il figlio Cristiano (Alvaro Caleca) cambia rotta. Un bosco immerso nel buio, un temporale rumoroso e l’ultimo gesto di follia, restano l’emozione più forte.
I due tempi separano due sensazioni diverse. Il primo collima con l’illusione di avere di fronte una visione riflessiva, di un padre inaffidabile rimproverato dai servizi sociali ma lasciato solo dalla società, sfaccendato e dissidente. Di un adolescente timido e inquieto, schivato dai compagni con il solo affetto precario del padre a farlo sentire vivo. Spunta una terza figura, in un quadro già di per sé doloroso: quella di un impeccabile Elio Germano (Quattro Formaggi), nei panni di un’altra vittima orfana di giustizia che, dopo un grave incidente sul lavoro, vive in un mondo di Presepi, burattini parlanti e pornodive alla tv. A cavallo dei due tempi, il pubblico ammutolisce, divenendo spettatore di un fatto angoscioso. E in un istante la sedia scotta, la sala rimpicciolisce e l’inquietudine attanaglia la gola.
Si è improvvisamente consapevoli che, la pellicola, ruoterà tutt’intorno a questo epilogo drammatico e che gli spettatori altro non sono che i testimoni silenziosi di un incubo. Gabriele Salvatores gioca molto con le sensazioni, lavorando sui confini del thriller e insistendo molto sull’interazione fra adulto e bambino, dove molto spesso i due ruoli non hanno contorni ben definiti.
Osserviamo il mondo che circonda i tre protagonisti, deducendone il presente. Ne ricaviamo emarginazione, disperazione e collera che non possono essere messi a tacere. Immaginiamo dunque che, la pellicola, ci aiuti a conoscere quello che è stato. Invece, la sorpresa, consiste nel non raccontare nulla del passato.
In una notte eccessivamente carica di metafore, si andrà delineando un futuro. Forse ancora più incerto, del loro durante.
Trama
Rino Zena (Filippo Timi) è un padre disoccupato, con palesi problemi di alcol e di violenza repressa. Il figlio Cristiano (Alvaro Caleca) cresce in un clima crescente di instabilità, severità e ovvia solitudine. Quattro Formaggi (Elio Germano), gravemente offeso dopo un incidente sul lavoro, si aggrappa alla loro emarginazione per riuscire a vivere. “Come Dio comanda”, racconta la loro personale lotta contro l’abbandono improvvisamente spezzata da un incubo che cambierà per sempre il destino di tutti.
Citazioni
- Rino Zena (Filippo Timi) "Mannaggia la putt..., le cose che ci diciamo non le devi dire a nessuno"
- "La libertà è una parola che serve per fottere la gente"
Carta d'identità
Titolo originale: Come Dio comanda
Data di uscita (in Italia): 12 Dicembre 2008
Genere: Drammatico
Durata: 103'
Regia: Gabriele Salvatores
Cast: Elio Germano, Filippo Timi, Fabio De Luigi, Alessandro Bressanello, Angelica Leo, Vasco Mirandola, Vasco Mirandola, Alvaro Caleca, Carla Stella
Da vedere: per provare che, il cinema nostrano, ha talento. Dalla maestria nascono solo emozioni. Sussultante.

3 commenti:

Ilo ha detto...

Ogni tanto riemergo dalla nebbia,anche se tu lo sai che leggo tutto, vero? Le tue recensioni sono diventate un appuntamento fisso ormai, ad ogni mio ingresso spero sempre di trovarne una in più... Ma lo sai che ormai quando guardo un film mi viene da chiedermi "Cosa ne penserebbe Chiara???" ;o) ... Mi perdonino gli altri tuoi lettori per questo commento, che non c'entra nulla con il film.
Un bacio, Ilo

Anonimo ha detto...

Purtroppo lo persi in sala. Amai molto Io non ho paura, più il romanzo che la trasposizione (seppur buona). Questo lo recupererò appena possibile.
Alessandra

Chiara ha detto...

Ilo, mi riempie di orgoglio leggerti, anche se mi commentassi un film di Boldi e De Sica, figurati se mi esprimi vicinanza. Ogni volta che scrivo, so di avere la tua preziosa attenzione e ti ringrazio. Dovremmo commentare più spesso le rispettive visioni, lo facciamo raramente e tutto d'un fiato. Grazie di questa profonda amicizia.
Ale, ti consiglio la visione anche solo per arricchire il tuo già colmo bagaglio cinematografico. Senza dimenticare che, la tua opinione, è sempre gradita.

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