
Esiste un confine sottilissimo fra genialità e banalità. Accade, a volte, di essere ingegnosi a tal punto, da non sapersi ripetere più.
E’ il caso di M. Night Shyamalan, padre di una pellicola straordinaria ed affascinante come “Il sesto senso”. Un film dalle sensazioni ineguagliabili.
Dallo stesso creatore ci si aspetta quindi lavori, se non di pari livello, almeno di ottima qualità. Shyamalan si porta appresso l’assoluta certezza di saper stupire ereditata, appunto, dalle sue opere prime. Pare invece che, seppur l’originalità resta un fattore immutato, la sostanza si perda per strada.
Si potrebbe parlare di una pellicola eccellente se venissero presi in esame trama e fotogrammi: il regista ha, infatti, un’indiscutibile capacità di ripresa. La mescolanza perfetta di colonna sonora (ancora una volta firmata da James Newton Howard, impeccabile inutile a dirsi), immagini (saltuariamente, lampi di pura violenza ma che si rendono necessari per unire il tragico al tragico) ed elementi scenici (sublime, per esempio, l’atmosfera che si crea nella casa dell’anziana signora) danno origine a particelle ricche di suspance che si aggirano in sala facendo sobbalzare lo spettatore di frequente.
L’altra faccia della medaglia, mio malgrado, è imperdonabile. Dialoghi a volte incomprensibili, estrema lentezza, gli stessi attori spesso lasciati soli nelle loro espressioni inebetite. Il principio morale (lo stesso oramai da tempo: quello della natura messa in grave pericolo dall’uomo, a tal modo da aver raggiunto il punto di non ritorno) ci ha un po’ stancati. Dovremmo sentirci minacciati e colpevoli, non annoiati e delusi.
Inoltre, il movente stesso che viene dapprima scambiato per attacco terroristico e solo in un secondo tempo appurato come catastrofe naturale, sembra acquistare meno valore con l’evolversi della vicenda. Prende importanza la storia d’amore tra i due protagonisti, inizialmente poco più che ignorata. Credo manchi di quell’equilibrio necessario affinché una storia così irreale, non diventi assurda.
E poi ci siamo noi, amanti senza tempo del regista indiano. Fanatici, al limite del maniacale, del colpo di scena “shyamalaniano”. La “non-imprevedibilità” (non parlerei di “prevedibilità”) influisce negativamente sul giudizio ultimo. Diveniamo spettatori illusi con lo sguardo all’insù, verso quel grande schermo fonte di batticuori e sussulti, in attesa di un effetto a sorpresa che non arriverà mai (l’assenza della sorpresa stessa può rivelarsi un colpo di scena).
Decisamente inappagante, quindi, poiché da un autore dall’estro di Shyamalan ci si aspetta molto di più.
Fortunatamente non ho guadagnato l’uscita camminando all’indietro.
“Bicicletta…”
“Bicicletta…”
“Bicicletta…”
Trama
Una tossina mette in grave pericolo il Nord-Est degli Stati Uniti. “E venne il giorno” è l’avvincente storia di una famiglia che tenta di scampare alla minaccia. Ennesima denuncia verso un mondo che, silenziosamente, procede il cammino verso la sua fine. Che sia lontano o lontanissimo pare che, “quel giorno”, arriverà comunque.Citazioni
- “Il mondo non si interessa di me, io non mi interesso di lui” - “Qualcuno insegue sempre qualcuno, è così che siamo fatti”
Carta d'identità
Titolo originale: The Happening Titolo italiano: E venne il giorno
Data di uscita (in Italia): 12 Giugno 2008
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 91'
Regia: M. Night Shyamalan
Cast: Mark Wahlberg, Spencer Breslin, John Leguizamo, Zooey Deschanel, Tony Devon, Betty Buckley, Frank Collison, Victoria Clark, Jeremy Strong, Stéphane Debac
Da vedere: classica pellicola di “un nome, una garanzia”. Nonostante tutto, questo film è da considerarsi imperdibile. Nonostante tutto. Originale.